La signora dei melograni

Da quando era arrivata a Parigi Tania aveva fatto l’abitudine a certe apparizioni regolari. Tutte le mattine alle 7 e 45, nel mentre si aggiustava con il phon i capelli sistemati in boccoli, si affacciava alla finestra. Il primo a passare era un pescivendolo basso e largo, che si faceva annunciare col suo furgone dando due sonori colpi di clacson. Poi era la volta del signor Alembert, il decano dei baristi. L’ultimo negozio ad aprire intorno alle 7 e 50 era il fruttivendolo Fontaine, dentro cui lavorava una gentilissima signora di mezz’età. Tania l’aveva soprannominata “la Signora dei Melograni” perché, durante l’autunno, li teneva sempre in bella vista su alcuni cesti di vimini che aveva intrecciato e dipinto lei stessa. Quando entravi in negozio ne aveva sempre uno aperto sul bancone di legno dove tagliava la verdura migliore per le zuppe. Melograni grossi, rotondi e dalla buccia spessa, accesi dei colori caldi della passione dell’autunno. Spaccati a mano come forme di formaggio molto stagionato, all’interno brillavano le loro piccole pepite di color rosso rubino. Annette, ogni volta che qualche cliente più simpatico entrava in bottega, si faceva trovare pronta con la dolce mano protesa in avanti ad offrire qualche chicco pulito del prezioso melograno. Continue reading

Joana la transona

Joana era nata a Sao Paulo ed a sedici anni era scappata di casa cominciando a lavorare. Voleva mettere da parte i soldi per farsi l’operazione, tagliare il pene, attaccarsi due belle tette e ricominciare da zero la sua vita in Italia. Si era formata nei bordelli più luridi della capitale paulista andando prima con delle vecchie signore che apprezzavano il suo petto glabro, il suo corpo esile e longilineo. Poi, appena aveva cominciato la cura ormonale, aveva assaggiato il sapore del cazzo.
Era atterrata alla Malpensa nel gennaio 2014 con in tasca l’indirizzo di Sandrina, l’ex-compagno di classe di suo cugino, che l’avrebbe ospitata nel primo periodo in Italia. Si sistemò nel salotto del suo appartamento in zona Rogoredo e dopo poche ore dal suo arrivo a Milano si trovò in bocca il primo cazzo da succhiare. Sandrina aveva un giro di clienti che riceveva direttamente in casa e non aveva problemi a condividerli con la nuova arrivata. Joana non aveva gran dimestichezza con i cazzi bianchi, perché in Brasile praticamente non ne aveva mai veduti, così si approcciò a quel pompino a modo suo. Tirava il cazzo dalla cappella e con la lingua cercava d’infilarsi nell’orifizio per stimolarlo a crescere spingendolo di nuovo in dentro. L’uomo era un po’ intimidito ma sembrava giovare di quel tira e molla perché nelle palle era tutto un brulicare di sperma. Quando sentì che il calore stava crescendo da brava zoccola la giovane trans brasiliana scaricò l’uccello del suo primo cliente italiano fra le sue tette finte, rotonde ed unte, che si macchiarono vistosamente. Continue reading

La prima esperienza sadomaso di Sarah

La prima volta di Sarah nel mondo del sadomaso avvenne quasi per caso. Da un po’ di tempo i rapporti con suo marito Jean si erano un po’ sfilacciati, vuoi per il lavoro, vuoi perché litigavano su tutto. La sana libidine che aveva animato in tutti quegli anni il loro rapporto si era in qualche modo nascosta dietro l’ego dei singoli, tanto più che i due passavano più tempo a masturbarsi ognun per conto suo, piuttosto che trombare.
Una sera che lui era rientrato alle nove, lei sbadatamente non gli aveva fatto trovare la cena, ma soltanto un frigo vuoto ed un lavello pieno di piatti da pulire. Prima ancora che lui cominciasse a brontolare incazzato inveendole contro, a lei, che aveva appena visto 50 sfumature di grigio venne in mente un’idea un po’ strana.
“Sculacciami, caro, sculacciami perché sono stata cattiva, molto cattiva!” e di scatto si era aperta la gonna e tirata giù le mutandine, mettendosi nuda a pecora sulla poltrona. Lui all’inizio era rimasto un po’ allibito, ma poi aveva preso la racchetta da ping pong che teneva nell’armadio e si era lasciato andare a quello strano giochetto. Le aveva fatto le chiappe rosse come fragoloni e le aveva urlato contro i peggiori insulti, da lei suggeritigli con preghiera di pronunciamento. Ad ogni colpo Sarah si piegava e soffriva ma poi era sempre più forte il piacere che provava, e quindi chiedeva di andare avanti, di essere sculacciata forte. Sul bordo delle sue natiche rotonde si presentò ben presto una corolla rossa tendente al violaceo. Era il dolore che prendeva forma, rappresentazione. Continue reading

Lo scienziato e la barista

Il mercoledì sera a Bologna era spesso una di quelle serate da non perdere, quasi meglio del venerdì o del sabato. C’erano i localini più piccoli, i circoletti che facevano delle serate danzanti davvero speciali. Ma Mirco e Daniele avevano già dato, come si dice in gergo. I tempi dell’università, dei bagordi ai festini Erasmus, erano ormai andati. Dopo dieci ore di giornata lavorativa senza soste, i due non desideravano altro che sedersi intorno ad un tavolo con gli amici, in uno dei vecchi bar intorno a via del Pratello, a sorseggiare un bicchiere di fresco Lambrusco o di profumata Barbera. Nella zona intorno alla chiesa di San Francesco era tutto un brulicare di vecchie osterie e baretti, dove si trovavano ancora molti bolognesi doc e tanti ex-studenti rimasti a lavorare nel capoluogo felsineo. Continue reading

Pigiama party tra giovani studentesse

Mi ero svegliato quella mattina con la testa che scoppiava, ancora annebbiato dai fumi delle bevute della sera prima. Non ricordavo quasi nulla, se non che circa due settimane prima avevo compiuto diciotto anni, e da allora era stata una continua festa.
Mi recai in bagno per lavarmi il viso e portandomi le mani sotto il naso, per sistemare i baffi davanti allo specchio, sentii uno strano odore dolciastro che proveniva da pollice, medio e indice. Era odore di fica, ne ero certo, le dita ne erano impregnate. D’un tratto, mentre l’acqua scorreva, mi zampillò in mente un particolare importante della serata appena trascorsa. Ero stato a letto con una donna, ne ricordavo vagamente i tratti del volto, i contorni del sorriso. Intravedevo i suoi capelli rossi nella luce che filtrava dalla finestra alta del bagno per portarmi il giorno in casa. Senza neanche accorgermene sentii un grosso rigonfiamento dalle parti delle mutande e fui pervaso dal ricordo di quell’impresa sessuale a cui mi ero dedicato (…mi ero dedicato?) la sera prima. Ma non riuscivo a ricordarmi il nome di quella ragazza, chi fosse e dove l’avessi incontrata. Per sconfiggere il buio, l’oblio, gettai infine il capo sotto l’acqua gelida e sussultando per il freddo mi riebbi.
Certo che ricordavo! La sera prima, in casa, mia sorella Debby – 19 anni, aveva dato un pigiama party con le sue amichette del cuore. Io ed il cane Spugna eravamo stati gli unici invitati di sesso maschile. Continue reading

Calde ragazze russe per Mario e i suoi colleghi

Mi chiamo Mario e faccio l’idraulico per una grande ditta su scala nazionale. Da tempo la mia compagnia stava cercando di espandersi sui mercati dell’est Europa, cercando di raggiungere anche la Russia. Inizialmente avevamo cominciato a vendere i nostri attuatori ad alcune ditte italiane che operavano nei dintorni di Mosca. Il prodotto aveva subito ottenuto importanti riscontri e le mail e le richieste di informazione dall’ex-paese sovietico cominciavano a fioccare.
Siccome io ero il capo installatore con maggiore anzianità fui presto incaricato di formare un team di circa cinque-sei persone, deputato a supervisionare alle operazioni e ad effettuare il primo collaudo. Misi così su una bella squadra, c’erano tutti i ragazzi più giovani che avevo formato direttamente io sul campo. C’era Marco, un campione nella risoluzione dei problemi. Antonio, un moretto minuto che si intrufolava in ogni pertugio. Poi c’era Bastianich, il biondo croato forte come una montagna, che non si tirava mai indietro. Infine c’erano Mattia e Giacomo, due fratelli che avevo fatto entrare direttamente io in ditta e che erano praticamente diventati le mie due spalle. Continue reading

Sesso con la milf

La signora Salani, da tutti conosciuta come Mimma, aveva lavorato tutta la vita nella bottega di alimentari di famiglia. Da sola aveva trasformato il negozio in una mini gastronomia, imparato a fare il pane, la pasta fresca, le verdure cotte, le polpette e le carni imbottite. Nel suo spaccio non era mai mancata la clientela e lei, nello spazio angusto fra gli scaffali, teneva un tavolo con due sedie per permettere a chi voleva di fermarsi a mangiare qualcosa. In paese era conosciuta per la sua generosità nel farcire i panini e per i suoi capezzoli duri. Se ne stava dietro il bancone ad affettare il prosciutto con la sua pelle bianca e candida – lattiginosa, e da sotto il suo camice azzurro spuntavano duri e rotondi due capezzoli perfetti, tutti da succhiare.
Rimasta vedova prematuramente all’età di quarant’anni, la sciura Salani aveva portato il lutto per un po’ di tempo, lasciandosi progressivamente andare a qualche scappatella. Nessuno in paese sapeva di preciso con chi se la facesse “dev’essere uno di fuori…” diceva ogni tanto qualcuno al bar. Ma quando la Mimma passava una notte brava le donnette del quartiere se ne accorgevano subito. Le veniva il seno ancor più gonfio e prosperoso ed uno strano rossore, a chiazze, le invadeva tutto il girocollo e le spalle. Continue reading

Puttan tour

Andrea ed i ragazzi della chiesina avevano da poco compiuto diciotto anni. A quell’età la libertà aveva il nome di un’automobile ereditata dal papi, nella quale infilarsi stretti stretti in cinque o sei ed andare. Andare a correre per le strade di campagna fumando sigarette e gridando forte il nome delle compagne di classe più bone, su cui tutti avevano fantasticato più d’una volta. Tutti era grandi e vaccinati, ma piuttosto che bellimbusti, erano un po’ bamboccioni, timidi nell’approccio con le ragazze, che preferivano rivolgere le loro attenzioni verso quelli più grandi. Così Andrea, Alfio, il Gino, Patrizio e Micael per lo più fantasticavano di scopate possibili, o ripensavano sbavando alle loro esigue esperienze personali. Si passavano sui pc giga e giga di filmetti porno, che conservavano su un server in cloud che avevano comprato insieme – facendo colletta, per non farsi sgamare dai genitori. E siccome i genitori erano a loro volta amici ed uscivano spesso insieme nel fine settimana, lo sport manuale più praticato dal gruppo di amici era ritrovarsi in chat per scambiare giuste opinioni sui nuovi upload nel server, con tanto di marker per selezionare i punti salienti di ciascun filmetto. Il primo che ‘veniva’ metteva il suo giudizio – da 1 a 5 stelle, sul nuovo filmetto appena visto, così gli altri erano informati che lui era stato il più veloce a raggiungere l’orgasmo. Continue reading

Le gemelle incestuose

Da tempo la famiglia Artimini non aveva avuto occasioni di ricongiungersi. Con le gemelle via a fare stage su stage dopo la laurea, alcuni dei vecchi allettati, la bellissima Maya in giro per il mondo per lavoro. Ma quel Natale di inizio millennio era venuto a mancare nonno Giacomo e tutti erano tornati a casa.
Le gemelle erano arrivate elemosinando i soldi per il biglietto aereo ai coinquilini, erano sempre squattrinate. I cuginetti Franco e Christian non avevano proseguito gli studi dopo i quindici anni ed adesso a vent’anni si ritrovavano proprietari di una ditta. Nell’occasione del lutto comune, per la prima volta Martina e Claudia – le gemelle, guardarono i cugini con interessato stupore. In tasca avevano i telefonini della Mela di ultimissima generazione, indossavano abiti eleganti e firmati, non si erano tirati indietro quando si era trattato di organizzare il buffet dopo la sepoltura del nonno. Insomma tutto lasciava intendere che quei due erano ormai persone pienamente adulte, forse mature in tutto e per tutto. Mentre loro due, con la testa sempre immersa in sogni e progetti, ogni mese aspettavano il bonifico da papà, che era sempre più scarno. Continue reading