Il club del footfetish

Quella sera stavamo al ristorante con Mariantonietta e Franco, eravamo andati a mangiar pesce. All’uscita del locale loro ci invitarono a seguirli a casa per un digestivo e noi accettammo senza riserve. Quando mi alzai dal tavolo, gli occhi mi cascarono su di un particolare punto dell’interno coscia di Mariantonietta. Lei indossava una minigonna giovanile, nonostante fosse a pieno titolo nell’età matura. Si vedeva umido, si vedeva un colore diverso. Qualcosa insomma le colava nell’interno coscia e bagnava le sue candide calze, a pochi centimetri dalla sua vagina e lì per lì pensai che le fosse colato addosso un po’ di brodo di pesce.

Arrivati alla magione, i coniugi Roversi ci fecero accomodare in salotto e loro si intrufolarono velocemente in camera, con aria furtiva. Si sentiva che parlavano, poi d’un tratto la voce di lei si fece più alta esclamando: “ecco, a quel punto tu mi dovresti succhiare le dita”.
Dopo Franco tornò in salotto con una bottiglia di ottimo whiskey. Si era tolto la giacca ed indossava una comoda vestaglia. Nel mentre riempiva i bicchieri a Rita scappò detto: “cosa stavate confabulando di là… in merito a succhiare le dita?”
“Sì, ci hai scoperti… a Mary piace un casino farsi succhiare le dita dei piedi, ed io pure impazzisco nel farlo…”
“Che mi dici!” disse Rita con finta aria sorpresa e gli occhi accesi nell’interesse per quella storia.
“Sì, abbiamo iniziato a farlo più spesso negli ultimi anni, anche perché prima a me faceva schifo… sarà che avevo un brutto ricordo dovuto a Berta… te la ricordi Berta Giorgino, quella cavallona con due enormi pere cotte sul davanzale?”
“Certo che me la ricordo! Voleva sempre che tu la portassi al cinema, sennò ti metteva il muso…”
“Bene… ecco…ehm… diciamo che Berta non si lavava molto..era un po’ una freakkettona, ma un po’ tanto…e dalle esperienze che avevo avuto con i suoi piedi.. ecco, sì…diciamo che non avevo potuto apprezzare”.
“Continua caro, mi interessa sapere…” lo incoraggiò Rita.
“Bhe, quello che viene dopo è sotto i vostri occhi. Negli anni Mary mi ha sedotto dolcemente con i suoi pizzi e le sue moine, le sue calze fantasiose ed i suoi piedini sempre ben curati e perfetti…una sera mentre facevamo l’amore…era estate, sì, faceva molto caldo…stavamo sudando ed avevamo mangiato ostriche e frutti di mare, roba di crudité spettacolari…insomma eravamo – come si dice, espansi, in espansione… si sentivano tutti i profumi amplificati, gli organi e le ghiandole che secernevano i loro umori, i loro ormoni…”
Gli occhi neri di Rita rimasero esterrefatti a fissare Franco nel racconto.
“Preso da una sorta di foga irresistibile le presi un piedino in mano.. cominciai ad annusarlo nella suola, dolce e levigata… fu amore a prima vista. I miei sensi si accesero di una più fortificata passione… sentivo che lì, in quei piedini, stava come nascosto il segreto profumo di lei, della sua figa anche…”
Rita a questo punto mi guardava con aria di sfida, come a dirmi “hai visto? Ti avevo detto che dovevamo farlo anche noi!”
“A quel punto tirai fuori la lingua, la punta della lingua…cominciai a salire dalla suola fino alle dita, leccandone prima le punte, poi leccando fra le dita…e lì sta la vera goduria..sono una vera leccornia per i sensi e poi noi in quel punto del piede abbiamo una sensibilità pazzesca”.

Nel frattempo che l’ultima parte del racconto si era dipanata, la bellissima Mariantonietta, 54 anni portati a meraviglia, si era presentata in salotto con un baby doll rosso e nero. Senza scarpe, indossava delle calze trasparenti con filo d’oro leggere ed eleganti, e due pantofole trash ma portate con stile. Si era seduta al mio fianco ed io quasi non me ne ero accorto preso dal racconto di Franco.
Aveva bevuto in due sorsi quasi metà del bicchiere di whiskey. Aveva aspettato la fine del racconto e poi aveva preso una lunga coperta di pile, aveva steso le gambe e me le aveva messe in grembo, coprendosi fino alla punta dei piedi.
“Non ti dispiace vero, caro? Ho un po’ freddo e nel mentre aspetto che si riscaldi la casa ho bisogno di un po’ di contatto”
Non potevo credere ai miei occhi. Quella donna era bellissima. Mi tremavano le gambe. Sentivo il calore che emanava dalle sue gambe. Dopo quel racconto poi… i suoi piedini avvolti da quelle magiche calze di nylon mi apparivano come delle preziose reliquie, da guardare e riguardare.
Lanciai un rapido sguardo verso Rita, per scoprire con sommo gaudio che non era affatto contrariata da quella visione. Anzi, mi incoraggiava ad andare avanti.
Di colpo mi infilai sotto le coperte. Cominciai ad annusare quelle magiche fonti di calore. Sapevano di dolce e di buono. C’era solo un leggero retrogusto un po’ animalesco. Ma più mi avvicinavo, più ne tiravo l’essenza su per i follicoli piliferi del condotto nasale, più ne ero sordidamente attratto.
Senza quasi accorgermene cominciai a strappare le sue calze e mi ritrovai il suo piede nudo nella mia bocca. Iniziai a baciarlo e sbavarlo e sentii che lei si divincolava con piacere. Nel frattempo il mio dito indice si era introdotto nella sua passerina. Dopo qualche minuto di grande intensità, sentii che le cose si cominciavano a far serie…lei mugolava di piacere ed era tutta zuppa, mentre l’odore dei suoi piedi mi aveva letteralmente fatto scoppiare il cazzo nei pantaloni, tanto che im faceva male.

Improvvisamente mi alzai da sotto le coperte, per capire cosa stava succedendo fuori. Avevo infatti sentito degli strani rumori. Quando riemersi rimasi allibito. Trovai mia moglie Rita che si era tolta le scarpe ed i calzini e con l’interno del piede stava..stava massaggiando Franco nelle sue paerti intime! Gli stava in altre parole facendo una sega con i piedi.
Lo stupore durò poco perché venni distratto dalle mani di Mariantonietta, che si stavano intrufolando verso i bottoni dei miei calzoni. Lasciai mia moglie alle prese con il suo footjob e mi abbandonai all’energia pazzesca di quella donna. Era una vera bomba sessuale e quando sentii che le sue labbra umide ed infuocate si stavano avvicinando alla mia cappella, fui preso da una vampata di piacere. Si mise in ginocchio sul divano per succhiare meglio. Ogni tanto, quando prendeva una porzione di cazzo più lunga in bocca, rantolava un po’. Ma non si fermava ed andava avanti. Nel frattempo io da quella posizione cominciai ad allungare la mano verso il suo culetto. Aveva una carne rosa e tenera, sembrava quella di una trentenne. Come sospettavo il buco del culo era stato stimolato… era umido e leggermente fangoso tutt’intorno al tondino… e la cosa meravigliosa era che, rannicchiata in quel modo, a pochi centimetri dal suo buchino del culo si potevano raggiungere le suole madide e grinzose dei suoi bei piedini. Mentre sentivo il piacere grande approssimarsi, muovevo così ritmicamente la mano, tra il buco del culo ed i suoi piedini, così che quando l’orgasmo sopraggiunse, io potei farle sentire in diretta l’immensa dote del mio godere, perforandole l’ano col dito medio, mentre col palmo della mano parlavo coi suoi piedini…


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