La porno dottoressa e la sua assistente

Da qualche settimana non stavo bene di stomaco. Non sapevo se si trattasse di un virus o di un’intossicazione alimentare, fatto sta che né con i rimedi naturali, né con le medicine più potenti ero riuscito a guarire. La cosa stava diventando davvero fastidiosa, soprattutto perché ad un appuntamento di lavoro avevo appena conosciuto Angela, una splendida bionda che senza troppi giri di parole mi aveva sedotto, si era fatta portare a cena fuori due o tre volte, ed infine me l’aveva data. Io che ero bassino, ci avevo messo un po’ a prendere le misure con la sua coscia lunga, ed avevo appena cominciato a farla godere per bene, a portarla all’orgasmo. Quei piccoli problemi intestinali però mi stavano bloccando dal vederla più assiduamente ed io ci stavo davvero male.
Così alcuni amici mi consigliarono di prendere un appuntamento da un famoso proctologo in città. Chiamai decisamente imbarazzato perché l’idea di un esame rettale mi faceva venire i brividi. Al telefono mi rispose la segretaria, che parlava con un marcato accento spagnolo. “Il primo buco libero la dottoressa lo ha fra cinque giorni, alle undici di mattina.. può andare?”. La dottoressa? Rimasi di stucco per alcuni secondi prima di rispondere “Ok, fissiamo l’appuntamento”.

Quando arrivò il fatidico giorno trovai ad accogliermi l’imponente segretaria, una donna muscolosa ed abbronzata, che entrava a malapena nel suo camice da infermiera. Mi accompagnò in sala d’attesa e nel giro di dieci minuti venni chiamato per la visita.

La dottoressa Patrizia Pendibende mi accolse con un sorriso sincero. Notai subito che sotto il camice bianco aperto indossava un abito elegante. Dopo un breve colloquio entrai in un piccolo separé per spogliarmi completamente ed indossare il camice bianco che l’enorme assistente brasiliana mi aveva dato. Tornato in sala, ero pronto per l’esame medico e cominciai a mettermi carponi sul lettino. Le mani della dottoressa mi sfiorarono ovunque, sopra e sotto il pisello, finché d’un tratto sentii trafitto il buco del mio culetto nella sua interezza. Con le dita esplorava magistralmente il perineo senza provocarmi nessun particolare dolore. All’improvviso sentii una brusca accelerazione del mio battito cardiaco, in testa mi passarono distinte immagini rappresentanti scene di piacere e poi vidi la dottoressa, così sexy e formosa nel camice, che mi infilava dolcemente il dito in culo. Il cazzo mi si irrigidì e si gonfiò dando luogo ad un’erezione importante. Arrossii e cercai di scusarmi, ma la dottoressa mi disse che era normale, non ero certo il primo uomo a cui succedeva.
Ad un certo punto arrivò il momento del sondino con la telecamera. Anche se non potevo vedere cosa stava succedendo all’altezza del mio culo sentii due dita della dottoressa infilarsi dentro il mio ano, e lì già la mia testa cominciò a partire pianificando la particolare idea che quella visita sarebbe finita in modo diverso. Nella mente avevo le mitiche scene di un video porno che avevo visto di recente, in cui una dottoressa abusava analmente del suo paziente.

Quando, dopo l’unzione con nuova vasellina, arrivò il terzo dito nel mio culo, saltai di scatto sul lettino, urlando. Ma la dottoressa mi prese le palle dal sotto, stringendo anche la base del cazzo, per bloccarmi. “Si rilassi, dottor Porsia, la visita è appena cominciata”. Mi aveva stretto le palle in segno di dominazione. Era l’inizio di un gioco, quel segnale che mi aveva mandato sembrava inequivocabile.
“Vieni qui Cecilia, idrata” ordinò alla sua assistente.
“Cecilia è la mia nera, anzi no, mulatta… ma lo vede come diventa scura appena prende un po’ di Sole?!”
Sentii il corpo imponente e caldo di Cecilia sovrastarmi, poi tirò fuori la lingua spessa ed ispida e cominciò a leccarmi la parte interna delle chiappe. Ogni tanto si fermava, irrorava con nuova saliva e si avvicinava sempre più al buchetto del culo dilaniato dalle precedenti scorribande digitali. La aspettavo, e quando arrivò a bagnarlo, sospirai d’incanto gemendo di piacere. Quando ebbe finito mi aiutò a tirarmi nuovamente su, in ginocchio e con una straordinaria nonchalance cominciò a masturbarmi. Mi sentivo come una mucca o una pecora nel momento in cui vengono munte, tanto erano meccanici i gesti di Cecilia. Nel frattempo, mentre il mio cazzo era ritornato ad essere bello duro, dal dietro la dottoressa Pendibende aveva tirato fuori un attrezzo vibrante in plastica, un fottuto plug anale con cui voleva sfondarmi letteralmente il culo.
Lì per lì ebbi un freddo sussulto di paura, poi scoprii quasi inaspettatamente che il mio culetto era diventato morbidissimo, elastico ed oliato al punto giusto da non farmi sentire alcun dolore nell’atto di quella penetrazione. Era allucinante, io che non mi ero mai spinto oltre il semplice ditino in culo, da usare con le giuste precauzioni, stavo per essere sverginato analmente da una dottoressa porca e perversa. Prese a stantuffare il mio ano cremoso con quel piccolo giocattolino e lo sentivo che si stava divertendo come una matta, quella porca allucinante.
Nel frattempo aveva ordinato alla schiava Cecilia di ripartire con il suo lavoro di bocca, questa volta però rivolto verso il mio cazzo. Si storse tutta per infilare sotto la sua grossa testa e poi magicamente prese a masticare con le sue labbra gonfie e turgide la mia cappella focosa e bollente. Era davvero brava e quelle ondate di piacere che la “nera” mi stava regalando andavano a compensare le scariche di cocente dolore che provenivano dal mio didietro, ormai completamente conquistato sotto l’egemonia della dottoressa Patrizia, che lo aveva divaricato ed aperto per soddisfare il suo più intimo godimento perverso. Con una mano impugnava il suo giocattolino cambiando la tipologia e la velocità di vibrazione, e con l’altra impugnava il frustino con il quale sculacciava il mio culetto rosso paonazzo.

Ero completamente fuori di me per l’eccitazione e d’improvviso le dissi: “basta, voglio le dita, senza guanto!”. Lei sembrò capire e senza alcuna esitazione tirò fuori il suo giocattolino, posò il frustino e si tolse delicatamente il guanto. Immerse il dito medio in bocca per bagnarlo bene e lo fece entrare insieme all’indice nuovamente dentro. Al contatto diretto con la pelle ebbi i primi sussulti, poi con il medio si spinse a toccarmi proprio sotto i testicoli e venni investito da un’ondata potentissima di piacere orgasmico che mi fece scaricare tutto il mio seme fra le labbra mansuete della grossa Cecilia.

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