Sverginata da un amico di famiglia

Quella che sto per raccontarvi è una storia davvero incredibile che mi ha raccontato un collega di lavoro. Per quanto possa sembrarvi bizzarra, vi posso assicurare che quanto adesso riporto a voi corrisponde a verità, nessun particolare è stato aggiunto. Ma partiamo dagli inizi…

Lodovico e Giulio sono due amici di lunga data. Hanno fatto tutte le scuole assieme e poi si sono trovati a lavorare nello stesso posto, una casa di cura. Lodovico fa il dottore e vive da solo, non ha mai avuto storie che si prolungassero per un arco di tempo maggiore di sei mesi. Giulio invece sotto questo aspetto è praticamente all’opposto. Appena trovato lavoro come infermiere, si è sposato con la fidanzata di una vita – conosciuta sui banchi di scuola, con il preciso intento di mettere su famiglia.
Giulio e sua moglie oggi hanno un rapporto molto sincero e Lodovico, uomo sgamato e decisamente pettegolo – ma capace di mantenere un segreto, è il loro confidente naturale. I tre sono andati a cena diverse volte insieme al ristorante e non mancano mai di frequentarsi durante le feste comandate.

Un giorno, all’uscita dal lavoro, Lodovico viene invitato a prendere un caffè a casa dei coniugi, senza sospettare niente di quello che gli sarebbero andati a chiedere. Subito Giulio lo accoglie alla porta e gli sfila la giacca. Lo fa sedere, lo tratta con cura, sembra che stia per chiedergli, per proporgli qualcosa. Poi torna a casa anche Margherita – la moglie, e sorridendo si prodiga in una lunga descrizione – neanche troppo interessante, della sua giornata lavorativa. D’un tratto, i discorsi futili si interrompono, la faccia di Margherita si fa più seria.
“Sai Lodovico, io e Giulio dobbiamo chiederti una cosa… saremmo molto felici se… saremmo molto felici se… saremmo molto felici se tu potessi sverginare nostra figlia Tamara”.
Lodovico si blocca per un attimo, crede di aver capito male. Ma lei lo guarda fisso negli occhi, inclinando leggermente le labbra per sorridere maliziosamente. Lui capisce che si tratta di una richiesta vera, ma continua a non credere alle proprie orecchie. Poi si blocca, resta a bocca aperta, gli aumenta la salivazione.
“Hey Lodovico! non ti preoccupare… se non te la senti non è un problema… abbiamo pensato a te perché sei il maschio adulto più vicino alla nostra famiglia, quello di cui ci fidiamo di più”.
“No, no, no, no, no! Ci mancherebbe che mi rifiutassi di fare un favore al mio grandissimo amico ed a sua moglie. Solo che mi mettete non poco in imbarazzo… ho visto Tamara nascere e crescere insieme a voi”
“Certo, proprio per questo ci siamo rivolti a te… abbiamo paura che se la prima volta fosse con qualcun altro potrebbe essere per lei uno shock…”
“E cosa vi fa pensare che con me invece sarà una passeggiata?”
“Dai Lodovico, lo sai… la ragazza stravede per te… ti ricordi al compleanno dei suoi diciotto anni quando le regalasti il mixer e le casse audio per fare di lei una piccola dj?”
“Ricordo sì, a quella festa anch’io sono tornato diciottenne…ma dimmi un po’, Margherita, Tamara lo sa? È stata lei a chiedervelo?”
“Certo che sì! Ti aspetta domani sera alle 19 in camera sua.. e non ti preoccupare, noi non ci saremo, non vogliamo rovinarvi questo prezioso momento!”
“Ci mancherebbe anche che faceste i guardoni! Mettendovi magari a consigliarla…”

Per tutto il tempo della chiacchierata Giulio era rimasto quasi in disparte, ammutolito. Nel suo volto si leggeva che era anche lui d’accordo, ma una sofferenza interna lo divorava. È vero, Tamara aveva già venticinque anni, e a quell’età è normale che una ragazza perda la verginità. Era vero anche che nessuno l’avrebbe potuta trattare meglio di Lodo, che di rotture di imeni ne sapeva davvero qualcosa. Ma la verginità era ancora qualcosa di romantico nei suoi pensieri profondi di padre all’antica. Era innaturale che sua figlia la perdesse con una persona con cui non avrebbe potuto costruire una vera e propria relazione amorosa. Ma poi d’altronde al giorno d’oggi cosa importava, l’importante era farlo in sicurezza e condividere con loro, i suoi genitori, quell’esperienza.

Il giorno dopo alle sette di sera Lodovico sfiorò il campanello della casa dei coniugi Antonini con malcelata emozione. Gli sembra di essere tornato ad uno dei suoi primi appuntamenti.
Dopo poco la porta si aprì. Era Giulio che lo accoglieva e gli indicava la camera da letto di Tamara.
“Ma non dovevate uscire?”
“Sì, è che siamo un po’ in ritardo…”
Tanto ormai Lodovico non pensava più col cervello, ma con il cazzo. Dal piano di sopra arrivava già il profumo di lei… e lei adesso non era più la figlia del suo migliore amico, ma una donna con il corpo di una donna, con due tette magnifiche che voleva succhiare fino a farle male.

“Toc, toc!”
Lodovico entra e trova odore di incenso sparso nella stanza. La luce è fioca al punto giusto. Lei è in vestaglia in ginocchio sul letto e gli sorride tranquilla. Lui fa per togliersi la giacca, nel frattempo lei ha già tirato giù le spalline per mostrare le sue belle provolette fresche.
Lui le si avvicina e comincia a baciarla e toccarle i capelli, si ferma colpito dal profumo della pelle liscia che sa di rosa e parte a sbottonarle la camicietta, rimuovendo delicatamente il reggiseno. Nel frattempo lei si tira su la gonna, rivelando le sue mutandine bianche.
Eccola lì, d’un tratto lei è nuda e bellissima. La sua inesperienza è evidente, ma ancora più provocante. Quando lui si spoglia lei gli inquadra subito i testicoli e comincia a toccarli, a palparli come si fa con la frutta al mercato, finendo presto per stringerli troppo avidamente.
L’imene di Tamara è ancora lì al suo posto e lo zio Lodo sa quel che c’è da fare. Si avvicina e quando comincia a leccarla lei si lascia sfuggire gemiti di piacere incontrollato, il suo clitoride si gonfia, nel giro di pochi secondi la giovane inarca la schiena e tira su i piedi in preda alle convulsioni orgasmiche.
“Scusa, non ce l’ho fatta a trattenermi…”
“No problem, sono qui per questo!”
Passano alcuni istanti e Tamara, inebriata dagli scossoni di piacere, comincia a guardare negli occhi il suo benefattore. Lentamente la mano le scivola sotto i suoi testicoli e – non si sa come, trova un punto fra le palle ed il culo che per lui è una specie di bottone. Comincia a gemere. Poi ride, l’uccelo gli si irrigidisce di scatto. Si avvicina a lei per baciarla in bocca, ma quasi non si sta accorgendo che la ragazzina, con la sua mano caldissima, lo sta conducendo ad un orgasmo selvaggio e incontrollato. Le schizza addosso tutto il seme – tanto, che aveva accumulato nei giorni di attesa. Lei bravissima glielo stira e glielo munge svuotarlo a pieno.

“Come è andata?” chiede Margherita a Lodovico all’uscita di casa.
“Alla fine siete rimasti qui! Lo sapevo che non mi dovevo fidare. Comunque bisogna che torni, non abbiamo ancora finito e l’operazione mi sa che richiederà più sessioni in camera da letto!”.

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