Una donna col cazzo

Voglio raccontarvi una storia che mi è successa molti anni fa, ma di cui conservo ancora un ricordo vivido. All’epoca avevo appena diciannove anni e stavo lavorando in un cantiere nel centro della città di Napoli. Stavamo ristrutturando un bar ed io cominciavo appena ad imparare la nobile arte della costruzione dei banconi.
Una sera, dopo il lavoro, ci trovammo con altri colleghi per bere qualcosa in un disco-pub piuttosto famoso. L’idea era quella di farsi qualche bevuta per sciogliersi e poi magari vedere di imbeccare due ragazze carine. Il piano iniziale venne però leggermente stravolto, furono infatti le ragazze a trovare noi. Arrivarono d’improvviso sedendosi sui divanetti dove ci eravamo appostati per fiutare le prede. Erano in tre, e tutte avevano in mano una sigaretta spenta, da accendere.

Mi si sedette accanto una ragazza snella, con le tette piccole, che sembrava un po’ timida. Dopo un po’ di bevute e tanti sorrisoni a bocca stretta, la invitai a ballare un paio di canzoni, volevo vedere come era fatta in piedi, come si muoveva nella pista. Cominciai a strusciarmi con lei e cingendole la vita in un ballo lento mi accorsi subito dei suo capezzoli duri che spuntavano sotto la camicetta come nocciole. Erano veramente grandi, soprattutto se rapportati alle sue tette. A poco a poco scesi con le mani sul culo e mi accertai della sua sodezza. Le davo alcune carezze sul culo con movimenti dolci. Poi lentamente lei mi ha cinto a sua volta ed ha premuto contro il mio pube per sentire il rigonfiamento che precedeva l’erezione piena e che minacciava di farmi esplodere le mutande. Dopo altre due pezzi sempre più avvinghiati, mi si avvicinò all’orecchio per sussurrare che era tardi, era stanca e voleva tornare a casa. Sorrisi e le dissi che l’avrei accompagnata senza problemi.

Appena entrati in macchina, dopo pochi chilometri, mi mise una mano sulla patta e cominciò ad accarezzare il mio uccellone su e giù. Senza problemi, sentendo il mio indurimento, propose poi se volevo parcheggiare in un posto tranquillo per stare più comodi. Io non capivo perché non volesse farmi entrare in casa sua o venire lei da me. Dopo alcuni cambi di marcia ci siamo fermati in una zona residenziale eche sapevo frequentata solo d’estate. Appena inserito il freno a mano lei mi aveva slacciato i pantaloni tirando fuori un cazzo già duro e maturo. Molto profumato, lucido per l’eccitazione, lo guardò come un bambino guarda l’agognato gelato per la merenda del pomeriggio. Io ero in estasi di fronte a tanta intraprendenza ed appena se lo mise in bocca, facendo piano, con movimenti morbidi, cominciai ad avere dei formidabili sussulti di piacere. Lei continuava a giocare sul fatto che non fossi ancora completamente in erezione, tirando lo scroto e giocando con la lingua alla base del mio cazzo, aumentava la salivazione quando incontrava i miei testicoli saporiti.
“Che cagan!” pensavo fra me e me e nel frattempo volli sbottonarle la camicia per toccare i suoi capezzoli duri. Appena li ebbi tra le mani sentii che lei gemeva e si divincolava, al che io pensai di far scivolare la mia mano sotto, per scoprire quanto fosse bagnata fra le gambe. Ma appena avvicinai la mano, me la scansò. Nel mentre stringeva fra le labbra il mio cazzo provai a guardarla negli occhi per capire perché non voleva. Si fermò per un attimo dicendo che voleva solo che io godessi, che non le importava di altro. Provai ancora a raggiungerle la figa ma resisteva. Pensai che era una di quelle sgualdrinelle che facevano di tutto ma non la penetrazione. Magari aveva un fidanzato per quelle cose. Lì per lì la presi male, poi sentii la presa della sua bocca a stantuffo che ingoiava il mio pene dalla base con movimenti pazzeschi. Non resistetti molto prima di venirle in bocca.
Ero rimasto impietrito da come aveva succhiato e mi aveva svuotato i testicoli. Volevo darle piacere, ma lei continuava ancora a rifiutarsi. Così mi impuntai e inclinai il suo seggiolino a 180°, deciso a sbottonarle i pantaloni per vedere la sua figa. Nel mentre mi accingevo a farlo notai una lieve lacrima che le scendeva da un occhio, ma tuttavia non mi fermai. Addosso aveva intimo molto sexy, mutandine celesti che feci scivolare giù rivelando un bel ciuffetto di peli pubici. A questo punto mi fermò, prese la mia mano e la condusse al suo sesso, fissandomi negli occhi. Mi trovai a palpare un piccolo cazzo moscio con pallette di medie dimensioni, il tutto ben depilato. D’un tratto saltai su e ritirai la mano.

Poi, forse richiamato da quello sguardo di tristezza nei suoi occhi, mi avvicinai e la baciai, o meglio, lo baciai. Era la prima volta che baciavo un uomo e che tenevo il suo cazzo tra le mani. Ma non mi sembrava di farlo. Stavo baciando una donna che aveva u cazzo, ecco cosa stavo facendo.
Mi stavo eccitando e volli provare a vedere da vicino come era fatta sotto. Mi spostai facendo in modo che lei continuasse a spompinare il mio cazzo che si stava nuovamente riempendo dopo la pausa refrattaria. Le misi a fuoco il buco del culo bianco e glabro, ci infilai dentro un dito ben inumidito. Sentii subito che lei gemeva e sotto a darne dimostrazione il suo cazzo luccicava secernendo le prime gocce di rugiada, di liquido seminale.
Ci continuiamo ad abbracciare ancora per qualche minuto prima di spostarci per fare le cose serie. La baciai nel culo sgorgando nell’orifizio salato la mia bava. Poi cominciai a penetrarla, scoprendo che il suo bel culetto era morbido ed aperto quasi come la fichetta di una giovane porcellina. Stavo scopando un trans. Non sapevo neanche come si chiamava veramente, ma veramente non volevo saperlo. Il suo culo profondo e spazioso mi accoglieva in un abbraccio splendido, stuzzicandomi le palle che friggevano. Non avevo mai fatto sesso anale, per giunta con quell’intensità. Qualsiasi figa che avevo scopato fino a quel momento, mi parve d’un tratto poca cosa di fronte a quello splendore, una pompa idraulica che risucchiava dentro i miei umori. Il cazzo era iper-stimolato in quel vortice e pian piano cominciai a sentire il suo culo che si attivava. A piccoli morsi mi colpiva la cappella per farmi provare ancora pi piacere, per convincermi a riempirla con il mio seme internamente. 
Non era però volgare, aveva dei lineamenti quasi nobili, ed anche nel momento in cui stavo per romperle il culo con la pressione del mio cazzone, lei manteneva una postura regale, interessata si vede al bagno di sperma nel culo.
La inondai e poi me ne andai. Mi rimase il suo pensiero come un’ossessione per alcuni mesi. Non sapevo niente di lei, ma la cercavo ovunque, trascinando anche due o tre volte a settimana i miei amici in quel locale dove la incontrai per la prima ed ultima volta.

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