Le abilità manuali di Michelle

Michelle era stata cresciuta come una piccola principessa. Adorata da parenti ed amici, nello stesso istante in cui aveva cominciato a parlare, si era accorta dell’enorme influenza che aveva sugli altri. Suo padre la prendeva sulle ginocchia e le cantava ‘Michelle, ma belle…’, la canzone che i Beatles avevano scritto proprio per lei, per farla felice.
E lei d’altronde non aveva mai messo in discussione di essere al centro del mondo, su un piedistallo, più in alto di tutti. Già alle scuole elementari aveva cominciato a prendere le misure agli uomini, o almeno da quelli che le facevano il filo. Dava attenzione solo a chi la aiutava coi compiti, a chi le faceva complimenti e regali. Però controllava tutti, nessuno poteva esimersi dall’adorarla.

Alle medie, se qualcuno non la considerava, lei gli faceva credere di provare un qualche interesse nei suoi confronti… ci giocava, si dimostrava aperta e sensibile verso chiunque… se li cucinava bene… poi, quando aveva raggiunto il suo scopo, d’un tratto abbandonava la preda sul più bello, in un brodo di giuggiole. Sedotti ed abbandonati, gli adolescenti sempre più spesso pensavano a lei ad occhi chiusi, con rapidi movimenti di mano, seduti sulla tazza del cesso. Lei sembrava rendersene conto, non soltanto di piacere, quanto di essere diventata un vero e proprio oggetto del desiderio. E si sentiva bene. Aveva appena compiuto diciotto anni ed aveva la passera fresca come una rosa, intonsa di cazzi, ma già esperta di dita e vibratori. Una fresca passerina rosa che si bagnava di piacere ogni volta che lei faceva un servizietto. Sì, esatto… dopo aver compiuto la maggiore età Michelle era divenuta una segaiola esperta. Aveva cominciato quasi per scherzo con il suo fidanzatino, poi si era ritrovata innamorata della nobile arte del sesso manuale. Apriva le patte dei pantaloni dei ragazzi come se davanti avesse una vaschetta di gelato panna e cioccolato. Aveva delle mani lunghe, esili e morbide, perfette per afferrare praticamente qualsiasi tipo di fava e stringerla dalla base. Con le sue bellissimi dita lunghe ed affusolate poteva poi raggiungere la cappella e strusciarla fino a farla piangere di piacere. Non le importava che i suoi compaeucci si fossero o meno lavati… anzi, più sentiva odore di bestia, di animale e più era contenta.

Ma facciamo un passo indietro. Michelle era sempre la stessa narcisa del genere “sonobravaebellatuttaio”, però dopo il compimento della maggiore età era successa una cosa, una cosa molto importante. Michelle aveva cominciato a bere ed a fumare ed una sera ad una festicciola in discoteca si era appartata con un tipo che – così diceva, le piaceva molto. Dopo circa un quarto d’ora aveva fatto ritorno dalle amiche, che le avevano chiesto come era andata, se avesse fatto qualcosa in così poco tempo.
“Gli ho fatto una sega…” e rideva in volto con le pupille dilatate.
“Sì, avevo proprio voglia di vederlo godere!”
Le ragazze erano rimaste allibite. Aveva conosciuto quel ragazzo neanche un’ora fa e già aveva toccato il suo pisello, si era sporcata con il suo seme. Però erano curiose, curiose di sapere come ce l’avesse il cazzo, come si sentiva nella topa.
“No, a me non mi ha fatto niente, perché io non voglio…faccio poi da me a casa.. per ora voglio rimanere vergine”.
Sempre più allibite le pulzelle amiche di Michelle da quel momento cominciarono a guardarla con occhi diversi, intrisi di stupore e d’invidia. Molte di loro ancora si vergognavano a farsi vedere nude di fronte ad un individuo dell’altro sesso… figurati se avevano mai sentito parlare di come si prende in mano l’uccello per farlo sburrare meglio.
Insomma Michelle era completamente partita per i suoi viaggi e si dedicava al sesso occasionale come se fosse la pratica più normale. Che potesse capitarle di avere un fidanzato, questo era un suggerimento che non veniva preso in considerazione. Le sue amiche di sempre l’avevano un po’ esclusa, considerandola una ninfomane. Ma lei in realtà non aveva tanto voglia di provare orgasmi, quanto di provocarne negli altri. Questa cosa delle seghe, delle palle che stringeva nel palmo tiepido delle mani, del tronco di cazzo che le piaceva eccitare fin sotto alle radici, la considerava la più eccitante di tutte. Soprattutto il momento che la soddisfaceva di più era quello in cui lui era vicino a venire, e sospirava sempre più forte, lei allora diventava bastarda e non gilelo permetteva, fermandosi un attimo lo lasciava lì sul punto di esplodere. Così provava una soddisfazione immensa quando il fortunato partner di turno la supplicava, la implorava di completare il suo lavoro. In quei casi allora faceva in modo di denudare la pancia del suo partner e lo faceva schizzare addosso.. che sapeva che era una pratica che non piaceva quasi a nessuno, ma lei la usava come una sorta di ritorsione, di vendetta. Da quella prima volta in discoteca non aveva più smesso. Tutte le volte si ritrovavava le mutandine zuppe e si eccitava al massimo quando sentiva l’odore dello sperma, l’odore che si espandeva nell’aria quando lui veniva.
Che poi alla fine non capitava che andasse a letto, cioè che facesse dei gran prispoloni, con la stessa persona per più di due o tre volte. Si stufava, si stufava proprio di annusare sempre lo stesso odore, di sentire sempre lo stesso sapore di cazzo. Di prede ne aveva in abbondanza. Frequentava il centro sportivo vicino casa ed era il posto ideale per una ragazza di venti anni come lei. Ci trovava i più grandi, venticinquenni o trentenni esperti che resistevano anche mezzora prima di versare il loro obolo di sperma nelle sue mani. Ma ci trovava anche giovanetti sbarbati e profumatissimi, che amava riscaldare facendo loro prima annusare la sua fichetta, facendogli toccare le tette, di modo che dopo li faceva venire quasi a distanza, senza toccare il cazzo. Bastava a malapena avvicinarsi alle mutande, tirarlo fuori… ed il calore dei suoi arti faceva il resto, li faceva sborrare quei dolcissimi bastardelli. In più c’era il fatto -non da poco, della sua nomea. Ben rpesto si era sparsa la voce delle sue grandi abilità artigianali ed era richiestissima. Col tempo poi era divenuta il sogno erotico di un intero quartiere. Così la sua fama la precedeva e quando qualcuno aveva il piacere di conoscerla in carne ed ossa, non riusciva a resistere molto alla sua brama di sburra.
Nel tempo arrivò a collezionare più di 200 partner, come una vera cacciatrice, ma non er ancora sazia. Anzi. Si dice che tuttora, a distanza di anni, si aggiri ancora in quella discoteca dalle luci fioche, alla ricerca di cazzi da masturbare.

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